Don Oreste Benzi innamorato di Cristo
Pubblico un brano della Prefazione che Giovanni Paolo Ramonda ha scritto per il libro Don Oreste Benzi, un infaticabile apostolo della carità , che esce a metà ottobre dalla San Paolo. Il prossimo 2 novembre cade il primo anniversario della morte del sacerdote.
Il Gesù di don Oreste era una persona viva. Lui ci diceva sempre che Cristo non era un’ideologia, una filosofia, ma una persona vivente con la quale dovevamo entrare in relazione come innamorati che si cercano; ci invitava ad essere “non facchini di Cristo, ma innamorati di Cristoâ€. Ci indicava tutta una vita interiore fatta di relazione, di passar parola con Cristo sulle situazioni quotidiane della vita, sull’incontro con i poveri. Cristo veramente era il centro del suo cuore e lui voleva che diventasse il cuore del mondo.
È così, la sua passione era Cristo. E quindi la sua spiritualità era questa relazione viva con Gesù, povero servo sofferente, che prende su di sè i peccati del mondo, le sofferenze dei piccoli, dei poveri. Lui viveva veramente questa unione intima con Gesù, uno stare a cuore a cuore con Gesù. Ed era la sua forza, per poi andare in tutto il mondo, nelle varie realtà anche di frontiera, nelle discoteche, sulla strada, nell’incontrare i giovani là dove sono Il suo cuore era totalmente trasparente e la sua spiritualità si evidenziava in un sorriso che conquistava tutti, anche i nemici: anche chi non era d’accordo con lui veniva conquistato da questa genuinità , da questa purezza di cuore.
Lui ci ha insegnato che tutto è grazia, tutto è guidato dalla sapienza e dalla provvidenza di Dio, quindi anche le ostilità , anche le difficoltà , le contrarietà rientrano nel disegno, nella pedagogia di Dio. Anzi, Dio ci forma, ci forgia il carattere spirituale, l’identità spirituale. Anche il carisma della Comunità Papa Giovanni veniva forgiato da queste contraddizioni. Lui aveva un cuore sacerdotale, una grande tenerezza e misericordia, sapeva andare incontro alle persone e sapeva soprattutto valorizzare la parte positiva della persona. Quindi chi lo incontrava faceva emergere il bene che c’era in lui.
Questo senza trascurare il male che va - come ha detto anche lui - non accomodato, ma eliminato alla radice.