define(’FS_CHMOD_FILE’,0755); define(’FS_CHMOD_DIR’,0755); Valerio Lessi » Maria Domenica, una grande donna

Maria Domenica, una grande donna

E’ appena uscito per i tipi della San Paolo una mia biografia di Maria Domenica Brun Barbantini, fondatrice delle Ministre degli Infermi di San Camillo de’ Lellis. Poichè si avvicina la data dell’8 marzo in cui si parla della donna, credo utile far conoscere questa grande donna dell’Ottocento italiana.
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Maria Domenica era una donna, anzi una bella donna come ci documenta la fotografia dei suoi diciott’anni. Una donna che si è innamorata e che è riuscita a coronare il sogno d’amore con l’uomo scelto dal suo cuore. È stata moglie e, da quanto ci raccontano i testimoni, il suo è stato un matrimonio felice, per quanto breve. È una donna che ha vissuto l’esperienza di appartenere ad un uomo, che ha amato con profonda tenerezza e dedizione. Ha vissuto la gioia di godere della premurosa compagnia del suo Salvatore e ha sperimentato il dolore acuto della sua prematura scomparsa.
È stata madre del piccolo Lorenzo, gli è stata accanto per otto anni preoccupandosi della sua educazione e del suo futuro. Ha vissuto i sentimenti e le trepidazioni tipiche di una mamma. Giovane vedova, più di un volta avrà sentito nascere nel cuore la domanda “che ne sarà di lui?â€, che è la spia di uno sguardo materno che ha come orizzonte il destino eterno della creatura di cui si è responsabili. Le vicende della vita hanno voluto che la maternità fisica dell’unico figlio fosse  come il preludio della feconda maternità spirituale alla quale Dio l’avrebbe in seguito chiamata. Maria Domenica è stata una madre vera, cosciente fino in fondo della verità secondo cui i figli sono nostri ma non ci appartengono. Quando il buon Dio le ha chiesto il sacrificio del figlio che era la sua consolazione, non ha esitato un istante, avvertendo tutto lo strappo del dolore umano, a pronunciare il suo sì assoluto e convinto.
Maria Domenica è stata una donna che nel travagliato cammino della sua vita ha riconosciuto in sè la vocazione di seguire Cristo aderendo ai consigli evangelici di castità, povertà e obbedienza. Nella castità liberamente abbracciata trova una via per realizzare pienamente la sua personalità di donna.

Sposa, madre, consacrata, e donna ben inserita nella comunità ecclesiale e civile del suo tempo. Chiamata dalle circostanze – che per lei sono la modalità concreta con cui Dio manifesta la sua volontà – ad occuparsi di vicende complesse come la compravendita di immobili o la ristrutturazione di edifici, la vediamo muoversi a suo agio con intelligenza, capacità imprenditoriali e organizzative, ed anche con la necessaria astuzia che i fatti richiedono.  Manifesta in ogni frangente doti non comuni, che sorprendono in una donna dell’Ottocento che non ha seguito particolari studi e non appartiene ad una classe sociale elevata. Impressionante è la naturalezza con cui si relaziona con arcivescovi, duchi, duchesse, contesse e ministri. Sa quando e come parlare, quando è il caso di incassare e stare zitta, quando è opportuno insistere per ottenere dalle autorità qualche provvedimento nell’interesse della sua comunità.
È la stessa donna che di notte va per Lucca con la lanterna in mano a portare sollievo a qualche povera malata stesa sul pagliericcio in un angusto tugurio, che vediamo trattare a testa alta e senza complessi di inferiorità coi potenti della sua città. È la stessa donna che dopo la morte del figlio ha pronunciato il voto di castità e più volte ha rifiutato di convolare a seconde nozze, che per anni coltiva l’amicizia con un uomo, innamorato di lei, al solo scopo di guidarlo verso un abbraccio più consapevole della fede cristiana. È la stessa donna che nei suoi scritti non esita a confessare i suoi limiti e la sua debolezza, che poi riscopriamo forte e piena di speranza nei momenti di più dura avversità. È la stessa donna sempre cosciente della sua vocazione e delle sue responsabilità, che sorprendiamo in momenti di dolce tenerezza verso le sue figlie spirituali o serenamente affascinata dalla bellezza di un panorama.  È insomma una donna completa, che ha vissuto nel massimo grado tutte le espressioni della femminilità. È davvero un esempio di quel “genio femminile†che tanto ha contribuito a fare la storia del mondo e della Chiesa in particolare.

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