Quando il destino si fa buono
Il secondo libro è originale. Racconta la storia del nonno paterno e di quello materno di Giuseppe Argelli, un amico di Rimini, di professione assicuratore. Qui potete trovare maggiori dettagli. Aggiungo solo che per me il libro costituisce una sorta di grande blocco di appunti che potrebbe avere come esito o un grande romanzo o, perchè no, un film sul Novecento romagnolo. Nel libro c’è il racconto di come due angoli diversi della Romagna - Alfonsine e Rimini - hanno vissuto in modo diverso l’impatto con il Novecento, con le sue ideologie, illusioni, delusioni, violenze, ecc. SarĂ un bel romanzo o un bel film? Chi vivrĂ , vedrĂ .
Ai lettori di questo blog voglio richiamare l’attenzione sulla prefazione che ha scritto il mio amico committente Giuseppe Argelli: è una testimonianza molto interessante di come la fede cristiana fornisca un interessante criterio interpretativo anche per leggere la propria storia familiare, le proprie origini, la propria identitĂ . Anche nelle vicende piĂą tragiche è possibile riconoscere una presenza che conduce verso un destino buono.
Questo libro nasce d’impeto.
Come l’urgenza di una cosa da fare assolutamente e senza indugio.
In questo sono decisamente come mio nonno Giuseppe: scussen!
Nel racconto della sua figura ritrovo davvero tanti aspetti del mio carattere.
E nasce anche come gioia, ringraziamento.
E in questo sono decisamente come mio nonno Remo: felice!
Felice perchè ho incontrato Dio nell’esperienza, verificabile qui sulla terra, della Chiesa; felice per la mia famiglia, i genitori, fratelli, parenti e amici che ho.
Ringraziamento per la fortuna che ho avuto e che ho di essere venuto al mondo in questo contesto di rapporti, dentro queste storie che mi hanno preceduto.
In particolare, voglio ringraziare i miei zii tutti, diretti ed acquisiti, perchè mi hanno sempre voluto un gran bene fin da piccolo. Occorrerebbe scrivere un altro libro per raccontare tutti gli episodi in cui me lo hanno dimostrato, perdonando anche tante mie “marachelle”.
E crescere toccando con mano che uno ti vuol bene fa una gran differenza: ti fa prendere coscienza che non sei venuto al mondo per caso!
Infine ringrazio Valerio Lessi che, da amico e professionista affermato, mi si è fatto compagno in questo desiderio aiutandomi a realizzare questa preziosa ricapitolazione di una parte importante della storia da cui veniamo.
Ma perchè questo libro?
Per tutti noi.
Perchè non vadano perse alcune rilevanti notizie circa la nostra natura umana. Siamo nati, cresciuti in un certo contesto di rapporti che contribuiscono in maniera notevole a rispondere alla domanda: chi siamo? E per me questa è la domanda più importante della vita.
Per mio nonno Giuseppe e perché permanga la sua memoria.
La sua tragica fine, paradossalmente, me lo avvicina in maniera impressionante. Non ho mai potuto conoscerlo. Me lo sono immaginato tante volte. Mi è mancato. Quel che so è che ciò che il destino gli ha riservato lo assimila a Cristo: quando un uomo viene ucciso (qualunque ideologia, colore, razza lo caratterizzi ) solo nell’esperienza dell’uomo-Dio Cristo e’ possibile trovare una risposta. Ed è proprio quel che a lui è successo. Tutto sarà evidente dopo la resurrezione, ma già in questa vita si vedono i segni buoni che da quella vita così brutalmente stroncata sono nati: due figli con due belle famiglie!
Io dico che è molto e per niente scontato.
Per mio nonno Remo e perchè permanga la sua memoria.
Lo confesso: penso a lui tutti i giorni, mi viene sempre in mente.
Mi sono veramente divertito tanto con lui. Ho imparato da lui che nella vita bisogna divertirsi e per far questo non c’è bisogno d’inventarsi chissà cosa.
Poi è stato decisivo per me tante volte.
Posso raccontarne due.
Avevo 16 anni e, al liceo che frequentavo, una ragazza si era “invaghita” di me. Io chiaramente non me ne ero accorto e dopo qualche tempo le sue amiche me lo fecero notare. Io non sapevo cosa fare. Ero attratto ma non avevo ancora avuto una ragazza, per cui ero in pieno panico.
Avrei voluto un aiuto, cercavo un consiglio. Ma non sapevo con chi parlarne. Non con mio babbo, chiaramente. Non con i miei amici, mi avrebbero preso in giro. Mi venne naturale parlarne con lui.
E lui m’impressionò! Alla fine del nostro dialogo mi disse: “Io non so cosa devi fare con questa ragazza; decidilo tu. Io posso dirti che l’amore vero esiste. Io amo tua nonna!” Me le sono ricordate sempre queste parole e quando ho incontrato Anna ho toccato con mano che aveva ragione.
L’altra è stata la sua malattia. Andavamo in giro per l’ospedale con la carrozzella e ci facevamo delle gran risate. Rideva di tutto, anche della sua situazione che sapeva irreversibile. Aveva la sicurezza di un destino buono, che tutto ciò che sarebbe successo sarebbe comunque stato positivo.
Il giorno che è morto ( e niente è a caso: 1 novembre giorno dei santi ) io ho sperimentato quello che lui mi aveva comunicato tante volte: è contro la ragione l’affermazione secondo la quale non rivedrai più chi hai amato semplicemente perché un giorno si muore. E’ sicuramente un mistero come ciò riaccadrà ma è certo che riaccadrà . Negarlo equivarrebbe ad azzerare tutti quei momenti condivisi, già sperimentati, mentre invece la loro memoria perdura e chiede l’eternità , chiede di durare per sempre.
Per le mie nonne Tonina e Prima.
Ho avuto la fortuna di conoscerle e “gustarle”!
Il loro affetto era secondo solo alla loro arte culinaria: eccelsa!
Anche da questo so che i miei nonni erano dei grandi: chi ti prendi per moglie dice molto di che tipo di uomo sei!
Giuseppe Argelli