Bella la teologia di Benigni
Scrivo preso dall’emozione suscitatami dallo spettacolo (?) di Roberto Benigni in televisione. E mi chiedo perché mi è piaciuto; perché al termine, non fossi stato solo sul divano davanti alla Tv, avrei applaudito convinto. E mi sorprendo ad osservare che mi è piaciuto tutto, dall’inizio alla fine, dall’ouverture comica con il tormentone, sempre quello, berlusconiano, alla lettura del canto quinto dell’Inferno, lettura intensa, plastica, capace di farti vedere, toccare, il contenuto delle parole di Dante. Avevo apprezzato anche la lettura televisiva di qualche anno fa, quella dedicata all’inno alla Madonna, alla Vergine “figlia del tuo figlio†ma mi è sembrato che stasera Benigni abbia superato se stesso. Anche il tono della satira politica iniziale mi è sembrato più calibrato, e non solo per i tentativi di par condicio che ha introdotto. In certi passaggi si rideva davvero di gusto, a prescindere dalle idee politiche, e le mie non sono quelle di Benigni.
Ma non è di questo che mi interessa parlare. È sulla teologia, se vogliamo usare una parola impegnativa, espressa dall’attore toscano che val la pena riflettere. Una teologia, almeno in certi passaggi, puntuale, precisa, ortodossa. In una parola, affascinante, colma di bellezza, di fascino per il vero. Ha usato parole – mistero, eternità , bellezza, destino, verità , pietà – che quasi mai capita di ascoltare in una qualsiasi omelia domenicale. Ha tenuto una lezione di teologia senza usare per un secondo un linguaggio clericale. Ha pronunciato quelle parole in modo convincente, persuasivo, senza retorica, suscitando la netta percezione che a quelle parole deve corrispondere qualcosa di reale. Scrivo deve perché se è vero che il cuore non mentisce mai, in quel momento il cuore di un un uomo vivo non poteva non trovarle corrispondenti al proprio desiderio (bella anche la spiegazione etimologica di questa parola, tendere alle stelle). Gli unici punti in cui non è apparso convincente è stato quando, forse per tranquillizzare chi poteva essere sorpreso da tanto fervore teologico proveniente da un personaggio come lui, ha sfarfugliato qualcosa sull’esistenza o non esistenza di Dio. In quei momenti non è apparso convincente perché ciò che diceva di Dante, della Divina Commedia, del viaggio, dell’esistenza umano, portava direttamente al cuore della vicenda umana e quindi all’esistenza di Dio. Non so se Benigni sia in qualche modo credente o meno. Non mi sembra neppure la questione interessante. Più affascinante mi pare la testimonianza, oggi rara più che mai, di una posizione umana che si fa ferire dalla bellezza e invita gli altri a farsi ferire. Un bell’invito a non usare anestetici, a lasciare sanguinare quella ferita.
Ho visto anche io un Benigni quanto mai trasportato e concordo su tutti i punti che hai toccato.
Io aggiungerei solo un richiamo alla perfetta competenza sia linguistica che filologica e ad una conoscenza dei testi sacri che supera di gran lunga, per profondità ed estensione, quella di molti sacerdoti.
Concordo anch’io che Benigni abbia superato se stesso. Lo spettacolo è stato molto bello e lo si è seguito in silenzio - a parte le risate iniziali. Hai colto davvero quanto ho “sentito” anch’io. C’è un altro metro di giudizio su “questo” Benigni che si evidenzia da certi commenti sarastici di alcuni giornali di oggi. Ciao e buon lavoro
Rodolfo - natanaele
Non ho visto la performance di Benigni - non ho la televisione - ho visto su Internet la bella intervista di Socci a “Otto e mezzo” di Ferrara.
S. Paolo diceva che tutto è buono per annunciare Cristo.
La Divina Commedia è un’opera d’arte cristiana, come la vita di Padre Pio, e ben venga chiunque la faccia conoscere e ne suggerisca la lettura.
Come dice una bella poesia brasiliana: ” A forza di guardare il cielo, i nostri occhi da neri sono diventati azzurri”. Pavel Florenskij, scienziato, sacerdote e martire russo invitava, nel suo testamento, a guardare le stelle nei momenti di dolore e disperazione.
Sia benedetto chiunque ci invita a sollevare lo sguardo.
Nemmeno io ho visto la performance di Benigni - e mi dispiace, perchè da quello che leggo doveva essere profonda.
Ad ogni modo, non confondiamo il cristianesimo con i racconti della divina commedia, che affondano le proprie radici in ciò che cristianesimo non è: non un solo aspetto lì presentato rimarrebbe in piedi se analizzato alla luce di uno studio serio delle Sacre Scritture.
L’apostolo Paolo - è vero - diceva che ogni attitudine è buona purchè Cristo sia annunciato, ma bisogna prestare parecchia attenzione perchè ciò che ci viene annunciato potrebbe essere distante mille miglia dal Cristo della autentica fede genuina (troppo spesso questo accade).
Insomma, in un’epoca dove ogni cosa abbia una parvenza di spiritualità è accettata dai più, è dovere del cristiano rimanere fedele al testo biblico per camminare secondo il sentiero corretto.
Caro amico
nessuno confonde il cristianesimo con la Divina Commedia, però è certo che quel poema affonda le radici nell’autentica tradizione cristiana. Certo, l’impianto dell’aldilà descritto da Dante non ha riscontro nella Bibbia, e nemmeno potrebbe averlo perchè nel testo sacro non ci si sofferma sui particolari. Ma non è questo il punto, basterebbe aver fatto Dante a scuola anche con uno scarso professore per saperlo.
Quanto a stare attenti alle versioni contraffatte del cristianesimo sono più che d’accordo. Per questo sono cattolico e non evangelico-protestante come mi sembri tu.
con amicizia, Valerio
Grande la performance di Benigni, che sempre più si stacca dalla becera satira di un tempo, e sale verso l’Empireo, con la guida di Dante.
Molto bello anche il commento di Lessi, che condivido totalmente.
Ciao,
non capisco perchè e, credo, non lo capirò mai, il perchè in tutti i discorsi deve entrare sempre la “bassa” politica! La tua impressione nata a caldo, dopo esserti emozionato alle parole di Benigni, è quanto di più genuino puo succedere a chi si emoziona ascoltando parole semplici, vere, penetranti, che parlano di sentimenti tanto profondi quanto elementari. Ed ecco che “qualcuno” commentando il tuo post, ci fa entrare sempre “il cavaliere” (del quale a me non frega proprio niente) e che in questo contesto c’entra come i cavoli a merenda. E’ mai possibile?! Comunque la “grandezza ” di Roberto Benigni è che riesce a parlare da cristiano della grandezza dei sentimenti espressi da Dante, pur non essendo (credo) credente. Ciò dimostra (amor c’a nullo amato amar perdona) che ci si può ritrovare ad essere credenti senza pensare minimamente di esserlo! La forza e la profondità non tanto di quello che dice, ma di come lo dice, è la dimostrazione della sua profonda conviznione che l’amore è universale. Dante parla della pietà divina ponendosi il dilemma di come due persone (Paolo e Francesca) che sono l’espressione più chiara di “amore” possano trovarsi all’inferno, in mezzo ai dannati solo per il fatto d essersi amati al di fuori delle convenzioni umane (marimonio) senza tener conto che l’amore è un sentimento istintivo e quindi non convenzionabile.
Per Valerio:
Tu scrivi “Quanto a stare attenti alle versioni contraffatte del cristianesimo sono più che d’accordo. Per questo sono cattolico e non evangelico-protestante come mi sembri tu.”
E poi hai anche il coraggio di firmarti “con amicizia”?
Un tocco di stile!
Ma tant’è: solitamente quando si tocca il punto dolente, c’è una reazione, e questa sembra essere la tua.
Non inizierò una battaglia teologica nel tentativo di dimostrarti che l’idolatra (per dirne una) non è chi ti scrive: anche se ne avrei una gran voglia, perchè sarebbe ora che le persone capissero che le tradizioni umane non sono i dettami divini (e viceversa).
Preferisco lasciare della propria convinzione chi non vuole vedere più in là del proprio naso per la paura di dover rivedere le convinzioni con le quali è venuto sù.
Un saluto.