Don Benzi e la “tonaca lisa”
E’ morto don Oreste Benzi, con il quale nel 1992 avevo realizzato il libro intervista Con questa tonaca lisa.
I giornali di Rimini mi hanno chiesto degli articoli per raccontare del mio incontro con lui. Questo che segue è quello che apparirà sul Resto del Carlino di domani 3 novembre.
Il libro Con questa tonaca lisa è nato in auto e di notte. Cioè quando era possibile strappare qualche ora di conversazione a don Oreste, sempre impegnato a rispondere alle domande dei poveri e a guidare la comunità di quanti hanno deciso di seguirlo nella sua avventura umana e cristiana. Ricordo che nell’estate del 1992, durante quei viaggi in giro per l’Italia, a volte era preso da improvvisi colpi di sonno. Mi chiedeva di poter dormire cinque minuti, ed erano davvero solo cinque. Si risvegliava e riprendeva fresco come se avesse riposato dieci ore. Ancora mi chiedo come facesse.
Il libro glielo proposi io. Nella mia attività di cronista mi occupavo di Chiesa e di problemi sociali. Incrociare don Oreste era quindi pane quotidiano ed ogni volta sarebbero state necessarie lenzuolate di giornale per contenere tutta la straripante voglia di dire la sua sulle questioni del momento. Perché non raccogliere tutto, o quasi, in un libro-intervista? Così è stato. Per la prima volta don Benzi si raccontava, partendo dalla povera infanzia e dall’esemplare figura dei genitori fino alla nascita della Comunità Papa Giovanni XXIII e alla condivisione della vita dei poveri e dei diseredati. Erano quelli gli anni in cui don Oreste cominciava ad essere anche un volto noto della televisione. Le sue posizioni controcorrente sui tossicodipendenti, sui nomadi, sulle prostitute lo facevano ospite fisso dei vari talk show. Il libro-intervista arrivava al momento giusto per aiutare a capire quali fossero le radici umane e culturali del battagliero sacerdote riminese. Nel suo piccolo, fu un grande successo: quattro edizioni, due da Guaraldi e due con la San Paolo. Il titolo emerse spontaneo quando in una delle nostre conversazioni notturne mi raccontò del suo desiderio di andare a parlare di Cristo ai giovani nelle discoteche. “I giovani – disse – hanno bisogno di vedermi con questa tonaca lisa e con il colletto da prete. Io devo ricordare il mistero e da me i giovani si aspettano ed hanno il diritto di ricevere solo questo, non che io vada a ballare con loro”. Da allora diventò per tutti il prete che aveva liso la tonaca per condividere la vita di chi più ha bisogno.
Quel libro fu una novità anche per un altro aspetto. Don Oreste esprimeva per la prima volta il suo pensiero compiuto sulla Chiesa che vedeva “assediata e disarmata”. Era un grido di dolore dettato dall’amore. Il sacerdote condivideva l’analisi del cardinale Joseph Ratzinger secondo cui la Chiesa era troppo occupata al proprio interno a scrivere documenti o a creare strutture organizzative. “Sono tutte attività  che rispondono all’idea, diffusa tra chi dirige la Chiesa, secondo la quale esisterebbe un popolo consapevole da guidare, mentre esiste solo un esercito disarmato, un esercito sbandato”. Tra l’altro, don Oreste indicava un imminente nuovo pericolo per la Chiesa, l’avanzata dell’Islam: “Finchè non hanno il potere non succede nulla, però si tengono uniti, non sono come noi cattolici che abbiamo paura di avere ragione.” Parole di quindici anni fa, parole profetiche.
Del libro uscì un’anticipazione sul Carlino che, con il titolo “Le picconate di don Oreste”, faceva appunto riferimento alla sua diagnosi allarmata sullo stato della Chiesa. Dovevano venire a Rimini a presentarlo Mario Agnes, direttore dell’Osservatore Romano, e il vescovo Attilio Nicora. Non se ne fece nulla per la disapprovazione della diocesi. Ricordo, in un freddo e nebbioso mattino di novembre, il volto addolorato di don Oreste. Addolorato ma risoluto ad obbedire al suo vescovo. Per lui la Chiesa era una madre da amare e seguire, sempre.
Ho segnalato il suo articolo nel mio blog-
Grazie-
Buona giornata!
Ho citato il pezzo tuo dal blog Provincia:
http://antoniomontanarinozzoli.blog.lastampa.it/antoniomontanari/2007/11/il-ribelle-don-.html